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<title>psicologiadellaconservazioneambientale</title>
<description>Psicologia della Conservazione Ambientale</description>
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<title>Come cambia la configurazione dei paesaggi terrestri con il riscaldamento globale</title>
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<author>noreply@myblog.it (fatamailinda)</author>
<category>Cambiamenti climatici</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 13:36:00 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://psicologiadellaconservazioneambientale.myblog.it/media/00/01/442484437.jpg&quot; id=&quot;media-616336&quot; alt=&quot;15352a.jpg&quot; style=&quot;border-width: 0pt; margin: 0.7em 0pt&quot; name=&quot;media-616336&quot; width=&quot;340&quot; height=&quot;271&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il quarto rapporto del Comitato Intergovernativo sul Cambiamento (IPCC), costituito nel 1988 dalle Nazioni Unite, dalla World Meteorological Organization (WMO) e dall'United Nations Environment Programme (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale, lo afferma con chiarezza: il riscaldamento del clima globale è ormai inequivocabile e risulta evidente dall'aumento della temperatura dell'aria e degli oceani, dallo scioglimento dei ghiacciai, dalla crescita del livello dei mari.&lt;/p&gt; 
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<title>I cambiamenti climatici hanno già cominciato a governare l'evoluzione</title>
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<author>noreply@myblog.it (fatamailinda)</author>
<category>Cambiamenti climatici</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 13:31:00 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://psicologiadellaconservazioneambientale.myblog.it/media/00/01/333074369.jpg&quot; id=&quot;media-616334&quot; alt=&quot;zanzara Wyeomyia smithii.jpg&quot; style=&quot;border-width: 0pt; margin: 0.7em 0pt&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;281&quot; name=&quot;media-616334&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Gli studi sulla Wyeomyia smithii, un piccolo insetto che completa il suo sviluppo preadulto interamente all'interno della Sarracenia purpurea, una pianta che cresce nelle paludi e nelle torbiere dalla Florida al Canada del nord, hanno rivelato che non solo i cambiamenti climatici hanno modificato i comportamenti di molte specie animali, che, soprattutto, hanno cominciato a spostare più a nord le loro migrazioni o a riprodursi in anticipo nella stagione primaverile, ma che hanno cominciato a produrre anche modificazioni del patrimonio genetico e a governare così l'evoluzione.&lt;/p&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Questa zanzara nordamericana si serve della durata delle ore di luce (fotoperiodo) per stabilire quando è il momento di arrestare la propria evoluzione ed entrare in una sorta di letargo invernale.&lt;br /&gt; In primavera la femmina di W. smithii depone le uova, una per volta, in una diversa pianta di Sarracenia. Quando mosche e formiche affogano dentro la foglia della Sarracenia, che è una pianta carnivora, i loro resti forniscono nutrimento anche alle larve della zanzara che si vanno sviluppando.&lt;br /&gt; La Sarracenia purpurea, infatti, non digerisce il proprio cibo, ma lascia questa incombenza ai batteri che non attaccano le zanzare. Quando le larve maturano in adulti, l'intero processo si ripete; in condizioni ambientali favorevoli, il ciclo può completarsi quattro o cinque volte nel corso di una singola estate.&lt;/p&gt; 
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<title>Cambiamenti climatici e malattie infettive</title>
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<author>noreply@myblog.it (fatamailinda)</author>
<category>Cambiamenti climatici e infettive</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 13:24:00 +0100</pubDate>
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&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://psicologiadellaconservazioneambientale.myblog.it/media/00/00/702304981.jpg&quot; id=&quot;media-616330&quot; alt=&quot;zanzara.jpg&quot; style=&quot;border-width: 0pt; margin: 0.7em 0pt&quot; name=&quot;media-616330&quot; width=&quot;260&quot; height=&quot;175&quot; /&gt;&lt;/div&gt; E' ben noto che i fattori climatici possono condizionare la comparsa o la ricomparsa di malattie infettive in determinate aree geografiche in interazione con altri fattori di carattere biologico, socio-economico, ecologico.&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Il rapporto &quot;Cambiamenti climatici ed eventi estremi: rischi per la salute in Italia&quot;, risultato di una collaborazione tra l'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) e il Centro Europeo per Salute e Ambiente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, esamina, tra l'altro, i possibili effetti dei cambiamenti climatici sulla diffusione delle malattie infettive, soprattutto di quelle trasmesse da vettori, ritenute più suscettibili ai cambiamenti climatici stessi e in particolare all'aumento della temperatura media.&lt;/div&gt; 
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<title>Cambiamenti climatici ed eventi estremi: rischi per la salute in Italia.</title>
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<author>noreply@myblog.it (fatamailinda)</author>
<category>Cambiamenti climatici</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 13:11:00 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://psicologiadellaconservazioneambientale.myblog.it/media/01/00/1974659726.jpg&quot; id=&quot;media-616313&quot; alt=&quot;Mauritius Echo Parakeet.jpg&quot; style=&quot;border-width: 0pt; margin: 0.7em 0pt&quot; name=&quot;media-616313&quot; width=&quot;315&quot; height=&quot;228&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;p&gt;E' ben noto che i fattori climatici possono condizionare la comparsa o la ricomparsa di malattie infettive in determinate aree geografiche in interazione con altri fattori di carattere biologico, socio-economico, ecologico.&lt;/p&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Il rapporto &quot;&lt;b&gt;Cambiamenti climatici ed eventi estremi: rischi per la salute in Italia&lt;/b&gt;&quot;, risultato di una collaborazione tra l'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) e il Centro Europeo per Salute e Ambiente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, esamina, tra l'altro, i possibili effetti dei cambiamenti climatici sulla diffusione delle malattie infettive, soprattutto di quelle trasmesse da vettori, ritenute più suscettibili ai cambiamenti climatici stessi e in particolare all'aumento della temperatura media.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; 
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<title>Cambiamenti climatici ed eventi estremi: rischi per la salute in Italia</title>
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<author>noreply@myblog.it (fatamailinda)</author>
<category>Cambiamenti climatici</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 12:58:00 +0100</pubDate>
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&lt;img src=&quot;file:///C:/Users/Carmen/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-2.jpg&quot; /&gt;&lt;img src=&quot;file:///C:/Users/Carmen/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-3.jpg&quot; /&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://psicologiadellaconservazioneambientale.myblog.it/media/02/02/914390883.gif&quot; id=&quot;media-616288&quot; alt=&quot;15827a.gif&quot; style=&quot;border-width: 0pt; margin: 0.7em 0pt&quot; name=&quot;media-616288&quot; width=&quot;299&quot; height=&quot;138&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nel corso del convegno &quot;C&lt;b&gt;ambiamenti climatici e salute&lt;/b&gt;&quot; tenutosi a Roma il 25 giugno 2007 presso il Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi, è stato presentato il rapporto &quot;&lt;b&gt;Cambiamenti climatici ed eventi estremi: rischi per la salute in Italia&lt;/b&gt;&quot;, risultato di una collaborazione tra l'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) e il Centro Europeo per Salute e Ambiente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha prodotto importanti contributi per la stesura del quarto rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), la più importante commissione di studio dell'ONU sui cambiamenti climatici, secondo cui entro il 2100, le temperature potranno aumentare anche di 6,4 gradi centigradi.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt; &lt;h1 class=&quot;title&quot;&gt;&lt;/h1&gt; 
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<title>La psicologia della conservazione alla tavola rotonda dell’Apat.</title>
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<author>noreply@myblog.it (fatamailinda)</author>
<category>Convegni</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 12:46:00 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://psicologiadellaconservazioneambientale.myblog.it/media/02/02/2135245510.jpg&quot; id=&quot;media-616273&quot; alt=&quot;locandiana APAT.jpg&quot; style=&quot;border-width: 0pt; margin: 0.7em 0pt&quot; name=&quot;media-616273&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Per conservare le piante spontanee non basta proteggerle in natura e creare banche adatte a custodirne i semi. Occorre motivare le persone a cambiare i propri comportamenti verso il patrimonio naturale.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;(ROMA, 1 DIC.) Una presentazione della Psicologia della Conservazione e del contributo che questo campo di ricerca e di intervento può offrire alla tutela della biodiversità e degli habitat è stata proposta alla Tavola Rotonda “La conservazione delle risorse genetiche delle specie spontanee” organizzato dall’&lt;a href=&quot;http://www.apat.gov.it/site/it-IT/&quot;&gt;APAT&lt;/a&gt;, l’Agenzia per la protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici, istituita dall’art. 38 del &lt;a href=&quot;http://www.apat.gov.it/site/_files/Leggi/DecretoLegislativo30luglio1999numero300.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Visualizzazione del testo del Decreto Legislativo (483 Kb)&quot;&gt;D.L.gvo n. 300 del 30.7.1999&lt;/a&gt;, con&amp;nbsp; compiti di interesse nazionale per la protezione dell'ambiente, per la tutela delle risorse idriche e della difesa del suolo.&lt;/p&gt; 
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<title>Conservare e proteggere gli animali</title>
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<author>noreply@myblog.it (fatamailinda)</author>
<category>Animali</category>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 12:34:04 +0100</pubDate>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://psicologiadellaconservazioneambientale.myblog.it/media/01/01/1330909950.jpg&quot; id=&quot;media-616256&quot; alt=&quot;european blackcap.jpg&quot; style=&quot;border-width: 0pt; margin: 0.7em 0pt&quot; name=&quot;media-616256&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Sul territorio italiano vivono più di 57.000 specie animali, oltre 1/3 delle specie animali presenti in Europa. Sono soprattutto le zone umide, come il Delta del Po, gli stagni di Oristano, di Orbetello, della Maremma, insieme alle foreste e alle coste a rappresentare gli ecosistemi più ricchi di organismi acquatici, uccelli e piante.&lt;/p&gt; 
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